In offerta!

Area traumatica e campo istituzionale

 30.40

Anno: 2006
Editore: Borla
Autore: Antonello Correale
Argomento: Psicologia

Descrizione

È’ possibile fare un bilancio della situazione della psichiatria in Italia non tanto sul piano delle leggi o della organizzazione sanitaria e sociale, ma sulla base di quanto è avvenuto in questi anni e avviene tuttora nei vissuti, nelle idee, nei modi di sentire degli operatori psichiatrici? E’ possibile chiedersi che cosa sia cambiato nell’animo e nella mente, nella formazione mentale e scientifica, dopo tanti anni di lavoro e di profonde trasformazioni? Se da un lato i successi sono imponenti – chiusura dei manicomi, realizzazione di residenze, centri, inserimenti professionali, progressi farmacologici e psicoterapici – dall’altro la psicosi e alcuni disturbi della personalità – in particolare il disturbo borderline – sembrano sottrarsi ostinatamente a una loro riduzione a una prassi consolidata e condivisa. In questo libro si vuole introdurre un concetto, quello di area traumatica, che si pone come possibile orientamento per individuare il cammino percorso nella cura e quello ancora da percorrere, e quindi fornire una bussola orientativa a tutti gli operatori minacciati da un senso di fatica e frustrazione per la potenza dell’avversario che hanno davanti. L’area traumatica è quell’area dell’esperienza che sembra in grado -per la sua potenzialità negativa – di far precipitare la crisi acuta e innescare cosi tutto il processo – acuzia, subacuzia e cronicità – che caratterizza la psicosi. Ogni psicotico ha bisogno di una relazione fondamentale che gli o le conferisce un senso di protezione, solidità e pace. All’interno dì questa relazione, però, alcuni elementi negativi, rimasti nascosti o rinnegati, possono saltuariamente emergere e determinare la rottura dell’armonia e l’entrata nel mondo del terrore e della confusione. Ogni psicotico possiede quindi una sua vulnerabilità specifica, un suo modo di reagire a uno specifico aspetto delle sue relazioni fondamentali. Se il campo istituzionale individua l’area traumatica del suo paziente ed è in grado – in modo evolutivo e graduale – di restituirla, paziente e gruppo degli operatori avranno un obiettivo comune, il riconoscimento del quale permette di valutare il progresso del cammino in modo specifico e non generico. In questo modo, il progresso clinico costituisce un punto di riferimento per il lavoro d’équipe, che a sua volta può trovare un’integrazione reale e non solo sommatoria dei ruoli, essenziale per il processo clinico stesso.