Il soggetto dell’inconscio e la cura. Autismo e psicosi nell’incontro quotidiano con il Reale

 23.00

Anno: 2015
Editore: Franco Angeli
Autore: Giuseppe Oreste Pozzi
Argomento: Psicoanalisi

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Descrizione

In breve

Curare la persona al di là della maschera attraverso cui si esprime. Accoglierla in una istituzione, per raggiungere il suo inconscio passando dall’utilizzo dell’oggetto culturale offerto dagli atelier-laboratori ad un lavoro denominato pratique à plusieurs. Questo stile di lavoro, fondato dalla ricerca di Freud, Bion, Fornari e ri-orientato da Lacan, favorisce l’inclusione del reale, del punto cieco, del punto vuoto, del luogo del non senso, dell’esperienza non simbolizzabile che blocca il soggetto.

Presentazione del volume

Perché prendersi cura del soggetto dell’inconscio per curare il bambino e l’adolescente autistico, psicotico, ecc.? Perché non limitarsi alla cura della persona? Perché il soggetto si determina al di là della maschera (latino: personàr=maschera) attraverso cui si esprime. Inoltre è meglio accogliere e curare questo soggetto quando è piccolo perché è lì che si annida tutta la speranza possibile della società civile e della famiglia. Meglio accogliere in istituzione un bambino quando la Legge della castrazione può ancora annodarsi al suo desiderio per esempio, piuttosto che aspettare che la pulsione arrivi a scombinare questo annodamento o ad impedirlo o a renderlo più complesso.
È dalla differenza e dalla diversità che nasce il soggetto (dell’inconscio). Anche il sapere si annida nello spazio della differenza tra un elemento e l’altro. Un sapere mai afferrabile appieno. Un soggetto mai incontrabile completamente, come avviene con lo psicotico, con l’autistico, ecc.
La bellezza di un libro sta nel libro non scritto, insegna Giorgio Agamben. La bellezza della cura sta nel Reale che sfugge, insegna J. Lacan. Una bellezza da costruire, giorno per giorno, accettando il registro intrattabile ed incurabile del Reale che angoscia e fa godere a un tempo. È di questo Reale e dei soggetti che hanno la fortuna e l’onere di incarnarlo, che si tratta nel libro. In loro e grazie a loro, gli operatori hanno molto da imparare. Sostenuti dalla ricerca appassionata e rigorosa di S. Freud, W. Bion, F. Fornari e ri-orientati da J. Lacan, si vuole testimoniare il valore del lavoro di clinica in Istituzione; mostrare e mettere a fuoco il passaggio, clinicamente molto fertile, che va dall’utilizzo dell’oggetto culturale offerto agli ospiti negli atelier-laboratori ad un lavoro denominato pratique à plusieurs.
Questo stile di lavoro, può diventare strumento utile quando favorisce l’inclusione del Reale, del punto cieco, del punto vuoto, del luogo del non senso, dell’esperienza non simbolizzabile che blocca il soggetto. Rispettare il soggetto dell’inconscio gravemente disarticolato dal suo Reale significa anche aiutarlo nella sua nuova costruzione di un legame simbolico con il suo Altro sociale.

Giuseppe Oreste Pozzi, psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista membro della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi già professore a contratto, tiene corsi sul tema di autismo e psicosi all’Università di Pavia. Ha fondato con altri l’Associazione Clinico-Culturale e la Cooperativa Artelier per realizzare progetti come il Festival dell’espressività Stanze di Psiche e gestire strutture residenziali e semiresidenziali per autistici e psicotici oltre che Consultori di psicoanalisi applicata