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La meditazione nel percorso educativo. Suggerimenti per genitori, insegnanti, educatori

 12.83

Anno: 2010
Editore: Psiconline
Autore: Catia BELACCHI
Argomento: Psicologia dell’educazione

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Descrizione

Educare  non è soltanto portare il bambino  al  rispetto dell’altro e fargli acquisire  conoscenze e  competenze. Educare è prioritariamente portarlo al centro di sé, è farlo emergere a tutto campo  mettendolo a contatto non soltanto con la sfera intellettiva ma anche con quella corporea, emotiva e spirituale.

La scuola  ha sempre privilegiato l’aspetto intellettivo a discapito del resto e così è successo e succede in famiglia; la televisione poi gioca un ruolo davvero subdolo nei confronti del bambino perché gli propina programmi vuoti che rispecchiano “valori” esteriori e superficiali propri del mondo degli adulti, lo rende passivo fruitore di storie e programmi decisi per lui da altri e inoltre  lo usa come  consumatore privilegiato pubblicizzando come  indispensabili oggetti veramente effimeri, inducendolo a desiderarli.

L’educazione oggi ha ancora senso  e la società può avere speranza di cambiamento se si inverte la tendenza  finora intrapresa, vale a dire se si mette il sé del bambino, ma anche dell’adolescente,  al centro del processo educativo, sia in famiglia sia a scuola.

Inoltre, l’uso indiscriminato degli altri mezzi di comunicazione, mi riferisco ai computer e ai telefonini, invade tutti i momenti della giornata smorzando l’ansia di stare da soli ma  ciò non aiuta a costruire rapporti profondi e legami duraturi.

E’ necessario   che il bambino  possa sapere chi è, per poter aver fiducia in sé, nella propria possibilità creativa e volitiva.

Per questo occorre riconsegnargli il proprio tempo, recuperare per lui i ritmi naturali di azione e stasi, attività e riposo; occorre anche abituarlo a stare nella cosa che fa in quel momento senza che la sua mente corra in avanti o lo porti altrove. E’ necessario che il bambino recuperi lo spazio per interagire coi coetanei e quello da trascorrere coi genitori nel fare, nello stare, nella complicità affettiva.

Occorre, da ultimo, che il bambino sperimenti momenti di silenzio dove si svela uno spazio interiore, i pensieri si posano e la profondità emerge.