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MANUALE DI PSICOLOGIA DINAMICA

 20.90

Anno: 2010
Editore: Psiconline
Autore: Concato Giorgio, Innocenti Federigo Bruno
Argomento: Psicodinamica

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Descrizione

“La psicologia dinamica è una disciplina che comprende una vasta gamma di modelli teorici della mente, della psicopatologia e della tecnica  psicoterapeutica, che hanno come fondamentale e originario punto di riferimento concettuale la teoria psicoanalitica di Freud. Occorre notare tuttavia che non è possibile far coincidere la psicologia dinamica con la psicoanalisi, se con questo termine intendiamo una scuola di pensiero che, nel tempo, ha mantenuto una fedeltà ortodossa a tutti i principi enunciati da Freud e ha creato le proprie istituzioni fondate su quell’ortodossia. Infatti, pur partendo dal paradigma freudiano, autori successivi hanno ad esso apportato modifiche di vario genere, spesso sovvertendo alcuni principi basilari della teoria di Freud, a volte assimilando contributi di prospettive teoriche esterne alla tradizione psicoanalitica: come vedremo, questo è ad esempio il caso di Bowlby e degli studi successivi che hanno fatto riferimento alla sua teoria dell’attaccamento. Il lavoro di alcuni autori successivi a Freud, che si sono riconosciuti come eredi del suo pensiero ma che hanno anche raccolto l’indicazione del maestro di proseguire nella ricerca empirica e teorica, ha portato sostanziali cambiamenti al paradigma freudiano pur mantenendosi nella tradizione psicoanalitica.
A volte le divergenze teoriche, fin dai tempi in cui Freud era in vita, hanno prodotto gravi rotture all’interno della comunità scientifica degli psicoanalisti, con clamorosi abbandoni ed espulsioni di autori che hanno “deviato” dall’ortodossia criticando e modificando alcuni aspetti, più o meno essenziali, della teoria freudiana (ricordiamo tra gli altri, Adler, Jung, Rank, Ferenczi). Alcuni discepoli che si sono allontanati da Freud hanno poi creato scuole e tradizioni autonome, in modo tale che il panorama della psicoanalisi si è fin dall’inizio non solo differenziato, ma anche complicato, sovraccaricandosi via via di contrasti teorici che appaiono sempre meno, a distanza di tempo, come espressione di visioni inconciliabili, quanto piuttosto come una dialettica tra prospettive diverse tutte ugualmente utili per descrivere vari aspetti della complessità dei fenomeni psichici.
Di fatto, nella pratica della psicoterapia, capita sempre più di rado che uno psicoanalista lavori utilizzando un solo modello teorico e ignorando gli altri. Anche se le scuole comunicano e dibattono sempre meno tra loro, la distanza istituzionale viene di fatto colmata nella pratica clinica, per l’esercizio della quale sarebbe necessaria una formazione che, pur privilegiando un particolare modello, non trascurasse la conoscenza di tutti gli altri. Se si considera che questi modelli sono sostanzialmente costruiti attraverso ipotesi che riguardano meccanismi in gran parte “inconsci”, i quali per lo più non sono esplorabili con gli strumenti della scienza empirica; che le ipotesi, in quanto tali, non servono a spiegare scientificamente al paziente la causa del suo male (d’altra parte è stato ampiamente dimostrato che in psicoterapia la conoscenza delle cause non produce guarigione); che le ipotesi e le spiegazioni che su esse si fondano servono piuttosto a permettere al paziente un percorso di ricostruzione del senso della propria esistenza (della quale anche la sua sofferenza psichica è parte) attraverso il rapporto con il terapeuta, di accettazione dei propri limiti e di rivalutazione delle proprie potenzialità; se si considerano questi aspetti essenziali della pratica della psicoterapia, che si basa sulla tradizione psicoanalitica, la molteplicità dei modelli di comprensione della vita psichica e della sofferenza psichica risulta essere una ricchezza di opportunità ai fini di una maggiore efficacia degli interventi.