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Seminari Tavistock

 17.10

Anno: 2007
Editore: Borla
Autore: Wilfred R. Bion
Argomento: Psicologia

Descrizione

“«Se dovessi dare un consiglio su come avvicinarsi a Bion, sarebbe quello di iniziare dai suoi vari “seminari clinici”, che sono una sorta di palestra, di esercitazione al linguaggio, allo stile, alla complessità, per poi arrivare alla scalata reale dei suoi testi teorici.In questo panorama, i Seminari Tavistock e, precedentemente, i Seminari italiani (pubblicati da Borla nel 1985 e solo di recente tradotti in inglese), si pongono come due straordinarie occasioni di avvicinamento al mondo di Bion. Un Bion che vediamo in presa diretta, e che ci spiazza per quanto dice e per il modo in cui lo dice. Il succo del suo discorso potrebbe essere che ne sappiamo veramente poco, e che tantissimo di quello che crediamo o ci diciamo di sapere ci serve per proteggerci dal terrore della nostra ignoranza…Troviamo costantemente un Bion interessato a quanto non sappiamo, a quanto è andato perduto nell’evoluzione, e ai rischi cui una mente individuale così rudimentale come quella della nostra specie può portare…Sottolinea a più riprese il rischio cui può portare un linguaggio precostituito e fatto di certezze quando ci si approccia a temi di cui sappiamo veramente poco, come ci accade per la mente…In analisi, il nostro miglior collaboratore è il nostro paziente, a condizione che noi possiamo quasi riuscire ad accecarci rispetto a quello che sappiamo per cogliere quanto è in attesa di essere pensato» (ANTONINO FERRO). «Direi che la centralità dell’uomo bioniano è quella dell’uomo in una lotta titanica con il dolore, piuttosto che con il desiderio, come nella tradizione freudiana…II dolore per Bion è al centro di un particolare paradosso, nel senso che il dolore più annichi-lente che ci possa colpire è quello derivante dall’evitamento del dolore stesso. Stare meglio, è anche saper fare esperienza del dolore…Bion ci ammonisce sul fatto che non solo i pazienti degli psicoanalisti sono tentati dall’evitamento del dolore, ma anche gli stessi analisti possono evitare il dolore, anche e soprattutto quello dei loro stessi pazienti…La seduta può correre via in modo molto piacevole e sembra quasi sconveniente rammentare che l’incontro tra l’analista e il suo paziente è un incontro che è stato dettato da una condizione di dolore»