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SEPARAZIONI DISTRUTTIVE TRA CONFLITTUALITÀ E ALIENAZIONE.ASPETTI PSICOLOGICI E GIURIDICI

 13.30

Anno: 2008
Editore: Psiconline
Autore: Parrini Antonella
Argomento: Psicoterapia familiare e sistemica

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Descrizione

La mancata elaborazione della separazione e dell’assunzione delle reciproche responsabilità nel fallimento della propria unione, da parte della coppia può dar luogo ad un rapporto conflittuale e disfunzionale. I figli vengono coinvolti in triangolazioni familiari, assumendo loro stessi un ruolo attivo nel conflitto, e mettendo in atto di volta in volta strategie per risolvere i propri problemi familiari, che si esprimono anche con il rifiuto verso un genitore a favore dell’altro. Infatti, quando i comportamenti mobbizzanti, posti in essere da un genitore per distruggere e svilire la relazione genitoriale dell’altro, assumono dimensioni rilevanti, gli esiti probabili sono la Sindrome di Alienazione Parentale, o l’esautorazione quasi spontanea del genitore non affidatario da ogni aspetto della vita del figlio, con la rinuncia ad esercitare il proprio ruolo poiché non riesce a far fronte agli ostacoli che glielo impediscono.

L’ambiente sociale e l’ambiente familiare rinforzano l’acquisizione di potere del bambino, che assume un atteggiamento adultomorfico, appoggiando il genitore più potente, quello che innesca l’azione programmante, e svilendo l’altro, il cui allontanamento potrà rendere difficile il processo di identificazione-differenziazione nel corso del suo sviluppo, e non permetterà un concreto confronto con la realtà, consolidando con più probabilità l’azione programmante. In Italia non è stata data rilevanza al fenomeno della Sindrome di Alienazione Parentale, come si può osservare considerando il numero esiguo di lavori pubblicati e la mancanza di un chiaro e univoco riconoscimento della sindrome da parte della giurisprudenza rende l’attuazione degli interventi un problema complesso. Si fa strada l’idea di equiparare la PAS ad un abuso psicologico vero e proprio e di intervenire su tutti e tre gli attori, dal momento che la disfunzionalità della relazione richiede un cambiamento di tutti coloro che ne sono parte. L’intervento è finalizzato a far riappropriare i genitori del loro ruolo genitoriale e a perseguire l’interesse dei bambini, ossia, come sostiene Selvini, di permettere al bambino di definirsi come un “individuo resiliente”, dotato, quindi della capacità di sopravvivere e fortificarsi da un’esperienza potenzialmente traumatica. Ciò che si rende comunque sempre più evidente, è che, misconoscere l’origine relazionale del rifiuto, implica il rischio di contribuire ad amplificare ed “irrigidire” la patologia.